Attrazioni

Il Parco Nazionale del Cilento è un territorio di inestimabile valore ambientale, paesaggistico e culturale. Paradiso per gli amanti del mare e della natura, il Cilento rappresenta quella parte della Campania lasciata ancora vergine dalla cementificazione e dal turismo di massa.
Una terra di miti e leggende, dalle sirene al nocchiero Palinuro di virgiliana memoria, oppure di antiche tradizioni folkloristiche e religiose a cui la popolazione locale è particolarmente legata.
Ecco alcuni dei nostri consigli per rendere unico il tuo soggiorno.

CASCATA DEI CAPELLI DI VENERE

In prossimità del paese di Casaletto Spartano, il Rio Bussentino crea caratteristici giochi d'acqua, tra cui la splendida cascata chiamata "Capelli di Venere".
Il comune di Casaletto Spartano si trova nell'entroterra del Golfo di Policastro Il centro storico è a 450 m di altitudine e a circa 18 km dal mare, separato dal Rio Bussentino dalla vicina frazione Battaglia. Nel vasto territorio comunale, circa 70 Kmq, sono presenti numerose contrade rurali e la natura offre paesaggi incantevoli e incontaminati.
Ad un chilometro dal centro abitato di Casaletto Spartano è possibile trovare "Area Capello", l'area attrezzata realizzata per la visita alle cascata. Questa località, meta di numerosi turisti è anche il punto di partenza per percorrere due vecchi sentieri che costeggiano il Rio e che un tempo rappresentavano il collegamento del centro abitato di Casaletto Spartano con le contrade montane. In prossimità del corso d'acqua si conserva in buono stato un vecchio Mulino ristrutturato, testimonianza di un economia contadina che un tempo sfruttava la forza motrice del Sorgitore.
Attrazione principale è certamente la cascata "Capelli di Venere" mediante la quale l'acqua del "Sorgitore" si riversa nel Rio, proprio alla base di un vecchio ponte "Normanno". Alcune passerelle in legno consentono di arrivare a pochi metri dalla cascata dove il microclima che si crea è un sicuro sollievo nelle calde giornate estive.
L'area attrezzata fornisce zone coperte e barbecue per passare una giornata immersi nella natura e nei sapori del posto.

GROTTE DEL BUSSENTO

L’Oasi è il progetto di conservazione più importante del WWF Italia e rappresenta l'intervento concreto in difesa del territorio naturale e della biodiversità. Creata nel 1985, ha una estensione di 607 ettari. È un'oasi di protezione della fauna, soggetta a vincolo paesaggistico ed idrogeologico. La gestione è diretta, in convenzione con il comune di Morigerati.
L'abitato è adagiato sulla sommità di una rupe che domina l'Oasi WWF della grotta di Morigerati, al cui interno si possono ammirare le meravigliose risorgenze del Bussento.
È dotata di percorso natura ed area attrezzata per la visita alle grotte. Si effettuano: visite guidate, campi di lavoro, settimane verdi, campi di studio e ricerche.
L’Oasi è prima di tutto salvaguardia di un territorio, tutela della biodiversità, mantenimento di paesaggi e valori naturali, ma non solo. L’esistenza di un’Oasi ha permesso e permette la tutela di un tassello di territorio che sarebbe andato perduto o avrebbe subito azioni di degrado anche irreversibili.
Il WWF ha deciso di allestire i percorsi natura in modo che tutti possano apprezzare e godere pienamente dell’ambiente naturale in cui si muovono, offrendo degli stimoli validi per tutti i sensi: per la vista, con particolari scorci mediante la realizzazione di piccole zone di sosta e con la possibilità di osservazione degli animali in condizioni di tranquillità per il visitatore e per gli animali stessi. Un percorso che faciliti il contatto con la natura, senza comportare alcun disturbo.
La valorizzazione delle risorse naturali e culturali passa attraverso la tutela di un’area di pregio naturalistico, caratterizzata dalla presenza della riserva biologica delle grotte di Morigerati.
Un elemento fondamentale del paesaggio rurale che caratterizza il territorio del comune di Morigerati è la presenza del Fiume Bussento e del relativo bacino idrografico di riferimento. Tale corso d’acqua attraversa il territorio comunale, per circa 7 Km, a partire dalla zona della risorgenza (grotte del Bussento); tale corso d’acqua segna in maniera profonda il territorio e costituisce uno dei fenomeni di maggiore rilevanza dal punto di vista paesaggistico-ambientale; inoltre il tratto sotterraneo del Bussento dà vita ad uno dei fenomeni carsici di maggiore importanza presenti in Italia.
Il comune di Morigerati è ubicato nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano ed è valorizzato nell’ambito dello stesso con l’itinerario n° 15 del Parco.

CERTOSA DI SANLORENZO DI PADULA

La Certosa di San Lorenzo (o "Certosa di Padula") è la più grande certosa in Italia, seconda soltanto a quella di Grenoble in Francia. Nel 1998 è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.
L'impianto architettonico della Certosa di Padula, si divide in due zone: nella prima rientrano i luoghi di lavoro; la seconda, invece, è la zona di residenza dei monaci.
Una grande cinta muraria circondava l'enorme edificio religioso. Intorno alla corte esterna c'era la spezieria, l'abitazione dello speziale e la foresteria. Tra le mura anche il Parco della Certosa di Padula, un tempo "Giardino della clausura".
Nella Chiesa della Certosa di San Lorenzo i monaci si ritrovavano in uno dei rari momenti di vita comunitaria. Da un lato sedevano i monaci che non facevano voto di clausura; vicino al presbiterio sedevano invece i padri di clausura che lì arrivavano attraverso un passaggio interno. Di notevole interesse sono l'altare maggiore e il portone di legno di cedro, risalente al 1374. Purtroppo, nella Chiesa come in altri luoghi della Certosa, numerosi spazi vuoti testimoniano della soppressione della Certosa da parte dei francesi agli inizi dell'Ottocento, che provocò la dispersione di numerosi tesori artistici. In un angolo del Chiostro del piccolo Cimitero antico, che i padri di clausura attraversavano per raggiungere la Chiesa, vi è la Cappella del Fondatore che contiene il sarcofago cinquecentesco di Tommaso Sanseverino .
Quando questa zona della Certosa cadde in disuso, i monaci decisero di costruire un nuovo Chiostro. Quest'ultimo, detto "grande" per via delle dimensioni, fu costruito a partire dal 1583, e si sviluppa su due livelli: in basso, il portico con le celle dei padri; in alto, la galleria finestrata utilizzata per la passeggiata settimanale.
Uno scalone ellittico a doppia rampa, di stile vanvitelliano, con otto grandi finestroni, unisce i due livelli del Chiostro grande.
Alla cella del Priore si giunge dopo aver superato un portone che separa la zona delle celle dei padri da tutti gli ambienti sinora descritti. Il luogo, a differenza delle piccole e austere celle dei monaci, è un appartamento di dieci stanze, caratterizzato soprattutto dall'accesso diretto ad una delle più fornite biblioteche religiose del mondo, che in passato custodiva migliaia tra libri, codici miniati, manoscritti. Una suggestiva scala elicoidale in pietra, si apre a ventaglio e porta all'antisala della grandiosa biblioteca della Certosa di Padula, della quale però restano soltanto duemila volumi.
Orari
dalle 09:00 alle 19:00. Chiusura ore 19:30. Giorno di chiusura martedì

CASTELLO MACCHIAROLI

Il Castello Macchiaroli, costruito in epoca normanna appartenuto ai Principi Sanseverino e scenario di grandi avvenimenti storici, dopo un complesso intervento di restauro diventa oggi il luogo ideale per ricevimenti, manifestazioni, iniziative culturali, convegni e grandi eventi. La magia della sua maestosità, lo straordinario panorama delle sue torri, i camminamenti di guerra e le sue segrete fanno da cornice per il tuo evento.
Facilmente raggiungibile dal golfo di Napoli, dalla costiera amalfitana, dal Cilento e dalla Basilicata.

BATTISTERO DI SAN GIOVANNI IN FONDI

Nella contrada Fonti di Padula, sorge uno dei monumenti più suggestive del mondo Cristiano: il Battistero di San Giovanni in Fonte, che risale ai primi secoli del Cristianesimo, detto anche "La chiesa nell'acqua": la suggestione maggiore di questo monumento è data dall'enorme flusso d'acqua sorgiva che l'attraversa. Recentemente un intervento di restauro ha portato al recupero, di buona parte di questo antichissimo Battistero che rappresenta una delle testimonianze più autentiche e toccanti di fede Cristiana, rendendolo fruibile.

La visita è libera, entrando attraverso un cancelletto d'ingresso. Nel caso lo si trovi chiuso è possibile chiedere all'agriturismo "La Fonte - Trote vive" adiacente al battistero.

Le prime sue notizie ci giungono dallo storico Cassiodoro funzionario di Teodorico, che nel VI secolo passando per questa contrada notò che vi si teneva annualmente una grande fiera in onore di San Cipriano, nella quale però difettava l'ordine pubblico, per cui egli scrisse una lettera al re in cui descrisse appunto il Battistero di San Giovanni in Fonte, che aveva una sua peculiarità: il Battesimo veniva somministrato ai catecumeni mediante l'immersione nella vasca attraversata da un'acqua sorgiva purissima, che durante la celebrazione della veglia pasquale s'ingrossava prodigiosamente, raggiungendo un livello che agevolava lo svolgimento del rito.
Il nucleo più antico dell'edificio è certamente quello dove si trova la vasca, fiancheggiata da due ambulacri, mentre le altre strutture, sono state aggiunte nei secoli per adattamenti ed ampliamenti voluti dai Cavalieri Templari, Spedalieri Gerosolimitani, che erano proprietari di questo complesso architettonico fino a pochi secoli fa.

Quì e lì, sugli intonaci anneriti e screpolati, si intravedono frammenti di affreschi raffiguranti gli Evangelisti e figure di Santi. Importanti ai fini della cronologia risultano essere i lacerti di affreschi rinvenuti nei pennacchi del corpo centrale, raffiguranti quattro volti, anche se lo stato di profondo deterioramento e la totale assenza di attributi non ne consentono un riconoscimento attendibile. Quel che ne rimane tuttavia, lascia intuire una robusta consistenza plastica riconducibile ad una compagine tardo-antica, mentre la resa a casco delle capigliature potrebbe essere letta come la citazione dei modelli imperiali caratteristici degli avori dei secoli VI-VII. I resti della decorazione del sottarco dell'abside si prestano altresì ad un confronto con gli affreschi della Grotta di Epifanio di S. Vincenzo al Volturno, ascrivibili ai primi del IX secolo. Ad un momento immediatamente successivo è forse riconducibile quanto rimane di un altro affresco del Battistero, raffigurante una Teoria di santi, in cui prevale una componente greco-bizantina vicina a quella che anima gli affreschi absidali della Badia di Pattano

ROCCAGLORIOSA

Di origini antichissime, Roccaglioriosa custodisce uno dei più importanti insediamenti medievali del Basso Cilento. Qui i vicoli stretti, le ripide scalinate e i sottopassi voltati che caratterizzano l'impianto del centro storico spuntano all'improvviso in punti panoramici dai quali ammirare sorprendenti scorci paesaggistici sul golfo di Policastro, sul monte Bulgheria e sulle valli del Mingardo e Bussento. L'abitato è scandito da originali elementi architettonici e raffinati portali in pietra scolpita, espressione di illustri personaggi feudali che abitavano i palazzi baronali e nobiliari del paese, ancora ben conservati, ai quali spesso erano connesse chiese e cappelle private.

Il percorso parte da piazza del Popolo, vera e propria terrazza mozzafiato affacciata sul Golfo di Policastro e sul maestoso monte Bulgheria. Lasciata la piazza si intraprende la passeggiata nei vicoli stretti verso i portali di Casa Saia, di Casa Guida e del portale dell'antico complesso che costituiva il Palazzo De Caro. Salendo di quota attraverso le ripide scalinate in pietra, si arriva ai Palazzi De Curtis e Marotta e infine ai ruderi del Castello, edificato sulla cima più alta del paese, con annessa cappella dedicata alla Vergine Gloriosa Madre di Dio. Qui il panorama è sorprendente, si dominano le vallate del fiume Mingardo e del Bussento a tutto tondo e senza soluzione di continuità lo sguardo può spingersi dalla costa calabra al mare di Palinuro e dal monte Bulgheria al Cervati.

Ritornando nel centro abitato, non può mancare la visita al Palazzo La Quercia, realizzato nella seconda metà del secolo XV come convento e trasformato in palazzo signorile. Qui è conservato un'importante dipinto che si inserisce nella cultura figurativa lucana. Continuando la visita ai portali di Casa Falco, di Palazzo Pappafico, di Casa Perilli, di Palazzo Prota e di Palazzo Cavaliere, la passeggiata si conclude al Palazzo e Portale Balbi. Il prezioso e raffinato portale in pietra, con i suoi fiori e i disegni geometrici scolpiti, esprime l'importanza dei popoli che hanno abitato Roccagloriosa.
Tra vicoli stretti e stradine tortuose, Roccagloriosa racchiude molte chiese e cappelle, testimonianze di una ricca tradizione religiosa e spirituale e di un importante patrimonio architettonico, artistico e culturale. Particolarmente suggestive sono le tradizionali processioni del Sabato Santo delle congreghe del SS. Rosario e del SS. Sacramento: l'emozione della folla segue le statue del Gesù Morto e della Madonna Addolorata per le vie del centro storico, accompagnandole all'incontro sul Calvario in un'atmosfera di profondo misticismo. Questa processione, esempio unico di "sacra rappresentazione", conserva traccia di una teatralità popolare antica dove le vie sono il palcoscenico e gli attori sono tutti gli abitanti del paese.

CASA MUSEO DI JOSE ORTEGA

A Bosco, piccolissima frazione del Comune di San Giovanni a Piro, ai piedi del dolomitico Monte Bulgheria, decise di trascorrere gli ultimi vent'anni della propria vita il pittore spagnolo Josè Ortega: allievo di Picasso, esule per scelta, antifascista convinto, combattente in nome della libertà. Qui comprò un terreno, disegnò e costruì la propria casa studio: un pizzico di atmosfere moresche tra i monti del Cilento.

La Casa Museo a lui intitolata non è localizzata all'interno della sua abitazione, ma in un edificio sito in Piazza S. Rosalia, un tempo adibito ad istituto scolastico e poi riconvertito in sala museale grazie a dei finanziamenti stanziati ad hoc dall'Ente Parco del Cilento e Vallo di Diano. Essa si sviluppa su tre piani e l'esposizione pittorica custodita ripercorre narrativamente il pensiero ed il percorso artistico del pintor. Il piano terra introduce alla "missione sociale" dell'artista Ortega attraverso il "Decalogo della democrazia": dieci litografie che invitano al perseguimento continuo della propria libertà di pensiero ed azione, all'esaltazione della democrazia ed alla negazione della dittatura. Mentre nei due piani successivi dieci pannelli in cartapesta raccontano la drammaticità di una guerra civile che, nonostante l'incessante susseguirsi del rosso intenso del sangue e delle smorfie di disperazione, lasciano comunque uno spiraglio di speranza e di fiducia verso un futuro migliore. Per Ortega "l'arte non è passatempo, ma necessità di legge morale, di ordine etico": le sue opere sono un invito costante all'impegno civile.

L'artista decise di stabilirsi a Bosco perché il borgo contadino era simile a quello della sua infanzia e gli abitanti - poveri, con il viso scurito e indurito dal sole – richiamavano la sua gente. Poi, la storia di Bosco – fatta di gente ribelle al potere borbonico - si intreccia al vissuto del pintor, che ha combattuto la dittatura di Franco dall'età di quindici anni, pagando con il carcere e l'addio all'amata Spagna. Entrambi, Ortega e cittadini di Bosco, hanno lottato coraggiosamente ed eroicamente per l'affermazione dei propri ideali. Da Bosco, partirono nel giugno 1828 i primi moti libertari del Cilento, repressi violentemente nel sangue. Il paese fu dato alle fiamme dai Borbone, raso al suolo e cancellato per sempre dall'Albo dei Comuni "per tirannica vendetta combusta, perchè prima spiegò il tricolore". A ricordare l'accaduto è un murales maiolicato dipinto dallo stesso Ortega, sito all'ingresso del paese, a tutti ormai noto come la "Guernica" cilentana. (Giovanna Tripari)

Informazioni:
Museo Casa Ortega,
piazza Santa Rosalia - 84070 Bosco (SA)

PREZZI
Il ticket d'ingresso al Museo è individuale e pari a 2€.
L'ingresso è completamente gratuito per i diversamente abili, per i bambini al di sotto dei 7 anni, per coloro che abbiano compiuto il 65° anno di età, per i giornalisti (previa esibizione del tesserino dell'OdG).
Mentre è ridotto (pari ad 1€ per utente) per gli studenti e gli alunni di ogni ordine e grado d'istruzione ed i gruppi accompagnati da insegnanti e/o educatori.
Per i nuclei familiari con bambini/ragazzi, il biglietto di ingresso sarà corrisposto solo dai genitori.

ORARIO DI APERTURA
L'apertura avviene su prenotazione nel periodo invernale, mentre dal 15 giugno al 15 settembre è aperto tutti i giorni dalle 16.30 alle 19.30.

PUNTA INFRESCHI

Porticciolo di origine naturale molto noto al turismo nazionale e internazionale, fiore all'occhiello della costa cilentana, Porto Infreschi è meta di ogni escursione via mare che parte da Marina di Camerota. E' così chiamato per le sorgenti di acqua dolce gelata che si mischiano all'acqua di mare, costituisce un riparo naturale protetto da tutti i venti, che veniva spesso utilizzato in passato come rifugio dai pescatori.

Una minuscola chiesa di sapore greco è meta di una processione marina il giorno di Ferragosto. Sulle coste rocciose della baia cresce abbondante la primula di Palinuro.

In epoca romana il suo nome era Anphorisca perché lì era cavata l'argilla per la fabbricazione dei manufatti fittili, la cui produzione è ancora rinomata . Divenne Anfresca ,nel XVII secolo ,sulle carte nautiche, Infreschi oggi. Questo luogo viene anche indicato come l'Antica Pixus. Nel 600 poi, divenne proprietà del marchese di Camerata in cui fece costruire un frantoio con magazzino e taverna annessi.

La Tonnara degli Infreschi
Baia Infreschi nel secolo scorso ospitava una tonnara, oggi completamente diroccata. Il tonno antenato di quello che arriva sulle nostre tavole era ben conosciuto in tutto il Mediterraneo fin dal Paleolitico. I Micenei nella seconda metà del secondo millennio avanti cristo erano abili pescatori e costruivano tonnare fisse lungo le rotte di migrazione di pesci . In molti centri costieri dell'occidente punico era praticata la pesca dei grandi pelagici e, dove la produzione era consistente sorgevano grandi impianti di salagione.

Percorso di Trekking
Il percorso prende origine nei pressi della grotta di Lentiscelle, nella quale è ospitato un battello con il quale si compirono traversate oceaniche alla fine del 1800. Il sentiero si immerge nella macchia mediterranea nel primo tratto e dopo aver utilizzato un breve tratto di strada asfaltata, si imbocca una pista sterrata che porta verso la Cala del Pozzallo. Superato il piccolo vallone asciutto, dopo una breve salita si arriva alla "Cala Bianca", eletta spiaggia più bella d'Italia. Il sentiero, dopo aver superato un altro vallone a tempo, si inerpica protetto dalla fresca ombra della macchia mediterranea e degli olivi. Arrivati sul poggio inizia la breve discesa che porta al porto naturale degli Infreschi. Tratto caratterizzante della piccola baia è la presenza di acque dolci che si sversano a mare e la presenza della Primula palinuri, un endemismo assurto a simbolo del PNCVD. Il rientro può avvenire in barca verso Marina di Camerota se concordato oppure utilizzando lo stesso sentiero.

AFFONDATORE O INGHIOTTITOIO DI VALLIVONA

L'Affondatore di Vallivona si trova sul versante sud occidentale del monte Cervati ad una quota di 1100 m/sm. Rappresenta una traccia del glacialismo quaternario successivamente modificato in depressione carsica di quest' area (da L'APPENNINO MERIDIONALE 1991). Era una grotta di attraversamento che raccoglieva le acque d'alta quota, queste scorrendo sul flysh miocenico presente, raggiungevano il portale nel quale si inabissavano per venire a giorno a Varco la Peta e Montemenzano. Questo corso d'acqua era in realtà l'alta via del Bussento che ha lasciato traccia del suo percorso nei condotti fossili posti al di sopra di quelli attivi. Negli anni '70 vengono costruiti una diga, che sbarra l'ingresso della grotta, e una galleria artificiale per drenarne le acque. Attualmente, l'ingresso al portale(alto circa 20 m. e sovrastato da una parete di circa 60 m.) si raggiunge tramite la galleria artificiale lunga circa 200 m.

La vera protagonista di questa escursione è l'acqua. Quando la sua forza modella le rocce calcaree e la sua voce risuona nelle gole tenebrose il paesaggio si trasforma, si arricchisce di nuove meraviglie e si carica di suggestioni inesprimibili. Come quelle che prova l'escursionista quando sale lungo il Vallone dell'Inferno fino alle sorgenti del Bussento o quando, attraversato un tunnel scavato nella roccia, si trova improvvisamente nella "bocca" di un enorme inghiottitoio, imponente esempio di ciò che la natura riesce a creare in milioni di anni. L'impeto dell'acqua ha modellato un cratere alto fino a 100 metri le cui pareti interne sono tappezzate di vegetazione igrofila: una vera e propria oasi nascosta tra le ripide rocce calcaree, ulteriormente abbellita da una piccola cascata e da un laghetto alimentato dall'acqua piovana.